TFR in busta paga subito: calcolo mensile al lordo e netto, conviene?

TFR in busta paga 2018 cos'è e come funziona l'anticipo per i dipendenti privati dato mensilmente al lordo o netto e soprattutto quanto è la tassazione

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Il TFR in busta paga: è stata una delle novtà introdotte dall'ormai ex Premier Matteo Renzi.

La domanda TFR in bus paga, può essere presentata dai dipendenti del settore privato mediante la compilazione e consegna al datore di lavoro del modello QUIR 2018, entro la scadenza di giugno 2018.

Vediamo quindi TFR in busta paga cos'è e come funziona.

 

TFR in busta paga subito:

Tra le misure previste ed introdotte dal Jobs Act di Renzi c'è stata anche la misura che ha introdotto in Italia, il TFR in busta paga dal primo gennaio del 2015 fino a giugno 2018.

Come ormai sappiamo tutti, il Jobs ACT, è stata una riforma del lavoro importante sia in termini positivi che negativi, a cominciare dall'abolizione dell'articolo 18 per i neoassunti, l'introduzione del nuovo contratto a tutele crescenti, il riordino degli ammortizzatori sociali ora estesi anche ad altre categorie di lavoratori, estensione delle funzioni dei centri per l'impiego non più a base regionale ma nazionale con intervento anche del settore privato e del terzo settore, e licenziamenti economici con indennità di disoccupazione ASpI, poi trasformati in NASPI e indennità di licenziamento per il lavoratore non più tutelato dall'articolo 18.

 

TFR in busta paga: come funziona?

Come funziona il TFR in busta paga: il TFR è la somma che viene in un certo senso restituita, sotto forma di risparmio accantonato, al dipendete quando cessa con una determinata azienda il suo rapporto di lavoro.

Quindi sostanzialmente il TFR, viene tolto dallo stipendio mensile di ogni dipendete entro una certa quota, in questo modo il lavoratore mette da parte circa 1 stipendio da parte.

TFR in busta paga: cosa significa? Significa in soldoni, come ha spiegato più volte il Presidente del Consiglio, che chi ha stipendio di 1300 euro avrà un centinaio di euro di più che si sommeranno alle 80 euro di Bonus Irpef, per richderlo, c'è tempo fino a giugno 2018 con il modello QUIR 2018.

 

TFR in busta paga mensilmente: tassazione e chi può richiederlo?

Quanti soldi in più in busta paga con il TFR dato subito ai lavoratori? Secondo gli esempi di calcolo eseguiti dagli esperti, il TFR in busta paga, consente su uno stipendio netto di 1300 euro al mese di stipendio, di trasfrire in busta paga la la quota TFR pari a circa 70 euro già tassati e quindi al netto.

Il dipendente, ogni mese, avrebbe in pratica in busta paga 70 euro di TFR in più che andrebbero a sommarsi agli 80 euro di bonus Irpef, ovvero, 150 euro netti in più, che diventerebbero mensilmente 1450 euro. 

Tutto questo però come si armonizza con la mancanza di liquidità delle aziende e soprattutto per le Piccole e Medie Imprese che utilizzano proprio la quota del TFR dei dipendenti lasciato in azienda, per andare avanti?

A questo proposito, Renzi rispose in un'intervista rilasciata al Sole 24 Ore che il fatto di dare il Tfr in busta paga, avrebbe potuto creare ovviamente un problema di liquidità non tanto per le grandi aziende quanto alle piccole imprese già in forte difficoltà.

 

TFR in busta paga 2018: chi può richiederlo?

Chi può richiedere il TFR in busta paga 2018? Il TFR in busta paga, può essere richiesto da tutti i lavoratori del settore privato, assunti da almeno 6 mesi, fatta eccezione delle seguenti categorie:

  • Lavoratori domestici anche se dipendenti;
  • Lavoratori settore agricolo;
  • Lavoratori dipendenti per i quali il CCNL prevde già la corresponsione periodica del TFR o l’accantonamento del TFR medesimo presso soggetti terzi;
  • Lavoratori di aziende sottoposte a procedure concorsuali;
  • Lavoratori di aziende con accordo di ristrutturazione dei debiti;
  • Lavoratori di aziende in risanamento attestato;
  • Lavoratori di imprese in cassa integrazione straordinaria o in deroga;
  • Lavoratori di imprese con accordo di ristrutturazione dei debiti e di soddisfazione dei crediti.

 

Che cos'è il TFR, trattamento di fine rapporto per i dipendenti privati?

Il TFR, trattamento di fine rapporto, disciplinato dall'articolo 2120 del Codice Civile è una somma che spetta al dipendente qualora cessi per qualsiasi motivo il rapporto di lavoro subordinato. La somma spettante è quindi pari all'importo da lui accantonato fino a quel momento ed è calcolata in base alle quote di retribuzione accantonate ogni anno, cioè retribuzione annuale diviso per 13,5, quindi circa uno stipendio l'anno.

A tali quote, viene poi aggiunta a monte la rivalutazione dell'importo accantonato l'anno precedente sulla base di una tasso fisso pari all'1,5% e di una parte variabile relativa all'indice ISTAT dei prezzi a consumo. Una volta cessato il lavoro, quindi al dipendete viene pagato il TFR in unica soluzione o più rate a seconda dell'importo e dopo 8 anni di servizio può chiedere un anticipo TFR per giustificato motivo.

Cosa succede se l'azienda non paga Il TFR: In caso per esempio di chiusura o di fallimento del datore di lavoro, viene comunque erogato al lavoratore che cessa l'attività lavorativa, per dimissioni o licenziamento, dal Fondo di Garanzia INPS ma entro determinati limiti fissati dalla legge Allo steso modo, il dipendente che apre una cessione del quinto dello stipendio mettendo il TFR a garanzia del debito, nel momento cessa il rapporto di lavoro subordinato, quanto accantonato dal dipendente fino al quel momento con il TFR va direttamente a copertura del capitale finanziato.

Il TFR però non spetta a tutti i lavoratori infatti sono esclusi i co.co.co. e i lavoratori autonomi mentre per i dipendenti pubblici si parla non TFR ma TFS, ossia, Trattamento di fine servizio. Pertanto, la novità di cui parla Renzi TFR in busta paga  riguarda solo ed esclusivamente i lavoratori del settore privato e non del Pubblico Impiego ed è richiedibile fino a g 

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