Decreto Dignità: novità spesometro, split payment e studi di settore

Decreto Dignità spesometro, split payment, redditometro e studi di settore ecco le novità del decreto legge Di Maio sul fisco e adempimenti fiscali

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Decreto Dignità split payment spesometro e studi di settore: quali novità? Lo Split payment, spesometro e studi di settore dovevano essere aboliti per effetto del decreto Dignità, il primo provvedimento del governo Conte a firma del neo ministro del Lavoro e del Mise, Luigi Di Maio.

Come tutti saprete, già da vari giorni il ministro Di Maio, aveva confermato l'esistenza e la prossima presentazione del primo decreto legge del governo M5s Lega, il cd. decreto Dignità, il cui testo definitivo presentato al Parlamento è stato costituito da pochi punti, circa 4, riguardanti importanti novità fiscali e misure per il lavoro, in particolare l'addio allo split payment, proroga spesometro, redditometro e studi di settore.

 

Decreto Dignità cos'è e cosa prevede?

Decreto Dignità cos'è e cosa prevede? In base alle ultime notizie, il decreto Dignità è stato quindi il primo provvedimento che il Governo Conte ha presentato sul tavolo del Consiglio dei Ministri, a firma del neo ministro dl Lavoro e del Mise, Luigi Di Maio.

Ma cosa prevede il testo del decreto Dignità? Il decreto Dignità prevede un testo molto snello con pochissimi punti, circa 4, al fine di velocizzare l'iter di esame alle Camere e di portarlo a termine, prima dell'interruzione estiva dei lavori.

Tra i punti più importanti del decreto Dignità troviamo:

  • split payment, spesometro, redditometro e studi di settori: aboliti dal 2019;
  • proroga fattura elettronica carburante al 2019 insieme alla scheda carburante, la cui abolizione sarà rinviata di 6 mesi, fino cioè al 31 dicembre 2018. Per il rinvio della norma il governo, potrebbe escludere le sanzioni amministrative o consentire l'uso contemporaneo sia della e-fattura che della scheda carburante, fino alla fine dell'anno, in modo da tutelare i benzinai che si sono adeguati alla e-fattura per tempo. Al momento la proroga non è stata inserita nel decreto Dignità ma avrà un provvedimento ad hoc.
  • nuove regole per il mercato del lavoro precario fortemente penalizzato dal Jobs Act di Renzi, non ci sarebbe però la norma per i riders, in quanto il prossimo 2 luglio, Di Maio aprirà un tavolo al Mise con le società più importanti del settore, per discutere delle nuove regole mentre è stato ridotto il numero dei rinnovi massimi per il determinato che passa da 5 a 4 ma il primo contratto a tempo determinato stipulato dall'impresa, potrà avere una durata fino a 12 mesi senza causali. La causale, pertanto, sarà obbligatoria a partire dal primo rinnovo. Scatta inoltre un aumento dei costi contributivi dell'1% per ogni nuovo contratto, i cui maggiori introiti saranno destinati al fondo che eroga la Naspi.
  • misure per la disincentivazione alla delocalizzazione da parte delle imprese che prendono fondi pubblici: in particolare il decreto Dignità intende evitare che gli incentivi al piano Industria 4.0 ossia il famoso super ammortamento e iper ammortamento, vada alle aziende straniere che sfruttano la stabile organizzazione in italia per ricevere benefici da trasferire poi nel loro paese. Inoltre, si prepara anche l'obbligo di salvaguardare i posti di lavoro per chi fruisce di aiuti di Stato, in questo modo le grandi imprese non potrebbero "ridurre il personale" prima dei 5 anni dalla fine dell'investimento agevolato mentre per le Pmi, sarebbe di 3 anni. La violazione dell'obbligo farebbe scattare sanzioni, con la revoca, totale o parziale, degli incentivi.
  • norme ad hoc per prevenire la ludopatia.

Ricordiamo che questi punti sono solo alcune delle novità che riguardano il settore fiscale e il mondo lavoro, per conoscere le ultimissime novità leggi anche: decreto Dignità voucher e bonus assunzioni.

 

Decreto Dignità split payment: abolito!

Abolizione split payment con il decreto Dignità, come funziona? I professionisti siano pronti a dire addio al cd. split payment professionisti, esteso a sorpresa dal 1° luglio dello scorso anno, per effetto della Manovra Correttiva e del DEF.

In particolare il decreto Dignità abolirà da subito l'adempimento per i professionisti mentre mentre per i fornitori della Pa, il governo Conte mira ad introdurre delle semplificazioni e correttivi al fine di consentire un più facile recupero dei crediti Iva da parte delle imprese.

Ma che cos'è lo split payment? Lo split payment è il meccanismo di scissione dei pagamenti IVA, attraverso il quale le PA, Pubbliche Amministrazioni che effettuano acquisiti di servizi e beni da imprese private, devono versare l'IVA fatturata direttamente all'Erario, senza passare per i fornitori.

In pratica, lo split payment è la scissione dei pagamenti, ossia un meccanismo che il governo Renzi ha voluto introdurre in Italia, al fine di ridurre le frodi e l'evasione fiscale dell'IVA applicata alle fatture ricevute dalle PA, a prescindere dal tipo di acquisto rilevante ai fini IVA.

Come se non bastasse, a partire dal 1° luglio dello scorso anno, per effetto del decreto 50/2017 cd. Manovra Correttiva, il meccanismo della scissione dei pagamenti è stato esteso anche ai professionisti ed anche ad altre categorie di contribuenti soggetti alla ritenuta alla fonte, con il cd. split payment professionisti.

Ora con l'arrivo del decreto Dignità lo split payment professionisti è abolito da subito.

L'addio allo split payment, diventato uno dei cavalli di battaglia del ministro Di Maio, dovrebbe quindi arrivare da subito visto che di un'operazione di cancellazione che impegna poche risorse economiche, circa qualche decine di milioni di euro mentre l'abolizione split payment completa, imporrebbe costi molto più alti ed è per questo che che si pensa ad introdurre una serie di correttivi atti a favorire il:

  • recupero dei crediti;
  • la cessione dei crediti infrannuali;
  • la riduzione dei limiti per i visti di conformità.

Andiamo a vedere ora le novità del Decreto Dignità sulle misure antievasione con l'abolizione dello spesometro e del redditometro.

 

Decreto Dignità Spesometro 2018: solo una proroga!

Lo Spesometro doveva essere abolito per effetto del Decreto Dignità già da settembre 2018, doveva essere questa infatti una delle più importanti novità introdotte dal decreto legge al fine di semplificare gli adempimenti fiscali per le imprese, aziende e professionisti. 

In realtà nella versione definitiva del testo del decreto Dignità l'abolizione dello spesometro anticipata a settembre anziché dal 1° gennaio 2019 per effetto dell'introduzione della fatturazione elettronica obbligatoria tra privati, è stata sostituita, per problemi di coperture, da una semplice proroga delle scadenze.

Decreto Dignità Spesometro 2018 novità: la novità per lo spesometro 2018 riguarda solo l'invio dei dati relativi alle fatture emesse e ricevute del terzo trimestre, il cui termine è slittato per il decreto dal 30 novembre 2018 al 28 febbraio 2019 accorpato alla scadenza del 4° trimestre 2018.

Invariato l'obbligo delle comunicazioni delle sole liquidazioni Iva.

Per maggiori informazioni leggi il nostro nuovo articolo su: spesometro nuove scadenze 2018.

 

Decreto Dignità Redditometro: cosa cambia?

Redditometro cosa cambia con il Decreto Dignità? Nel decreto di Di Maio spazio anche al nuovo Redditometro, ossia lo strumento in dote all'Agenzia delle Entrate che serve a misurare la capacità contributiva dei contribuenti in relazione ai loro beni e patrimoni, prendendo in esami 100 voci di spesa.

In pratica il redditometro è un accertamento sintetico che serve all'Amministrazione finanziaria, per verificare che le spese effettuate da un contribuente in un determinato periodo d’imposta, siano o no, congrui rispetto al campione di contribuenti preso a riferimento in funzione del nucleo familiare e dell’area territoriale di appartenenza.

Per far scattare l'accertamento sintetico con il redditometro su un determinato contribuente, bastava che il reddito accertabile sulla base delle spese sostenute si discostasse del 20%, rispetto a quello dichiarato.

Le novità Redditometro introdotte dal decreto Dignità riguardano la facoltà del Ministero dell’Economia e delle finanze, di emanare un apposito decreto che vada ad aggiornare gli elementi indicativi di capacità contributiva dopo aver sentito l’ISTAT e le associazioni dei consumatori per gli aspetti riguardanti i criteri per ricostruire il reddito complessivo in base alle voci di spesa e al risparmio. Invece, il decreto ministeriale del 16 settembre 2015, attualmente in vigore non produce più effetti sui controlli ancora da effettuare sull’anno di imposta 2016 e successivi.

 

Decreto Dignità Studi di settore: cos'è e come funziona?

Decreto Dignità cos'è e come funziona l'abolizione degli studi di settore? In base a quanto previsto dal nuovo Decreto Dignità, dal 2019 dovrebbe arrivare l'addio agli studi di settore e ai nuovi ISA dell'Agenzia delle Entrate.

C'è da dire però che l'abolizione degli studi di settore era già prevista da due anni, quando la legge di Stabilità renziana, aveva previsto il loro addio e la loro sostituzione con i nuovi ISA, Indici di affidabilità fiscale.

Questi nuovi indicatori, dotati di una scala di affidabilità da 1 a 10, dove zero era il grado più basso di affidabilità fiscale e 10, quello più alto.

Per i contribuenti più virtuosi, gli ISA, prevedevano diversi vantaggi fiscali, che andavano dall'esclusione da determinati tipi di accertamento ai rimborsi più veloci.

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