Riforma copyright Ue: cosa cambia per diritto d'autore, ultime notizie

Riforma copyright Ue cos’è, cosa prevede e cosa cambia per internet se articoli 11 e 13 della delibera europea sul diritto d'autore vengono approvati

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La riforma copyright Ue è una nuova legge che oggi voterà l’Unione Europea e che potenzialmente potrebbe cambiare per sempre il volto e l’uso di internet in Europa

Secondo molti esperti del settore e lo stesso ministro del lavoro e del Mise, Luigi Di Maio intervenuto in questi ultimi giorni sul nuovo dibattito, ad essere minacciata dalle nuove regole UE sul copyright sarà soprattuto la libera circolazione delle informazioni online che oggi rappresenta la caratteristica predominante del web.

Ma perché una riforma del copyright europea potrebbe minacciare la libertà di internet e sottoporla per sempre ad un controllo senza precedenti dei contenuti online?

Per capirlo andiamo a spiegare in dettaglio la riforma copyright Ue cos’è, cosa prevede la legge e cosa cambia per internet se gli articoli 11 e 13 della delibera europea sul diritto d'autore vengono approvati?

Ultimo aggiornamento: riforma copyright è stata approvata dall'UE con 438 voti favorevoli, 226 contrari e 39 astenuti, approvate anche delle modiche agli articoli 11 e 13, i più dibattuti.

Si attendono ora i negoziati.

 

Riforma copyright Ue cos’è?

Riforma copyright Ue cos’è? La Riforma copyright Ue è una nuova proposta di legge approvata in prima istanza dalla Commissione giuridica (JURI), in data 20 giugno 2018 ed approvata anche oggi, 12 settembre 2018.

Con la nuova riforma copyright Ue se approvata in via definitiva, saranno introdotte nuove regole al fine di garantire maggiormente la tutela del diritto d’autore e letta così andrebbe anche bene, se non fosse che per molti osservatori questa direttiva contiene due articoli l’11 ed il 13 che se approvati dall’Ue, potrebbero portare ad una seria minaccia alla libera circolazione delle informazioni online. 

La nuova legge europea sul copyright non è ancora in vigore in quanto deve essere approvata dal Parlamento Europeo entro la fine del 2018 o al massimo entro l’inizio del 2019 ma nel frattempo stanno giungendo da varie parti in Europa, molteplici appelli da parte di europarlamentari, giuristi, attivisti e organizzazioni affinché vengano cancellati i due articoli, in modo che sia garantita la tutela della libertà di espressione.

Tra i personaggi politici di spicco che si sono già fatti sentire contro la riforma del copyright e del diritto d'autore c’è il nostro ministro del Lavoro e del Mise nonché vice presidente Luigi Di Maio che in un lungo post sul blog delle Stelle si è già ufficialmente scagliato contro a quella che egli stesso ha definito, legge bavaglio.

Riforma copyright Ue ultimissime approvata: il parlamento europeo ha dato il via libera alla proposta di direttiva sui diritti d’autore nel mercato unico digitale, anche sesono state approvate delle modifiche proposte dal relatore Axel Voss, agli articoli 11 e 13 della proposta di direttiva sul copyright, quelli più dibattuti.

 

Riforma del copyright cosa prevede l'articolo 11:

Cosa prevede la riforma del copyright Ue? La riforma del copyright Ue pur avendo degli obiettivi nobili come la tutela del diritto d’autore all’interno del mercato unico digitale europeo, potrebbe creare seri problemi alla libera circolazione delle informazioni online e quindi minacciare la libertà di internet. In questi giorni sul dibattito è intervenuto anche Luigi Di Maio che ha definito la legge, come di una legge bavaglio soprattuto in riferimento agli articoli 11 e 13 della delibera.

Entriamo più nello specifico e andiamo a vedere riforma copyright cosa prevede l'articolo 11:

In pratica nella riforma copyright Ue, ad essere fortemente criticati sono due articoli: l’articolo 11 e l’articolo 13, dove il primo prevede un diritto per gli editori, i grandi editori di giornali, la possibilità di autorizzare o bloccare l’utilizzo digitale delle loro pubblicazioni prevedendo anche una nuova remunerazione per l’editore.

Ciò significa quindi che quando viene condiviso un articolo, quelle due o tre righe che compaiono al di sotto dell’indirizzo della pagina, dovrebbero essere tassate, cioè Google dovrebbe pagare l’editore per poter mostrare quell’anticipazione di articolo e condividerlo online.

Ecco cosa dice l'articolo 11 riforma copyright:

Capo 1 Diritti sulle pubblicazioni: Art. 11

Protezione delle pubblicazioni di carattere giornalistico in caso di utilizzo digitale

  1. Gli Stati membri riconoscono agli editori di giornali i diritti di cui all'articolo 2 e all’articolo 3, paragrafo 2, della direttiva 2001/29/CE per l'utilizzo digitale delle loro pubblicazioni di carattere giornalistico.

  2. I diritti di cui al paragrafo 1 non modificano e non pregiudicano in alcun modo quelli previsti dal diritto dell’Unione per gli autori e gli altri titolari di diritti relativamente ad opere e altro materiale inclusi in una pubblicazione di carattere giornalistico. Essi non possono essere invocati contro tali autori e altri titolari di diritti e, in particolare, non possono privarli del diritto di sfruttare le loro opere e altro materiale in modo indipendente dalla pubblicazione di carattere giornalistico in cui sono inclusi.

  3. Gli articoli da 5 a 8 della direttiva 2001/29/CE e la direttiva 2012/28/UE si applicano, mutatis mutandis, ai diritti di cui al paragrafo 1.

  4. I diritti di cui al paragrafo 1 scadono 20 anni dopo l'uscita della pubblicazione di carattere giornalistico. Tale termine è calcolato a decorrere dal 1° gennaio dell’anno successivo alla data di pubblicazione.

In conclusione l’articolo 11 potrebbe quindi portare all'istituzione di una vera e propria tassa che le grandi piattaforme online come Google e Facebook dovrebbero agli editori, per poter pubblicare e condividere le notizie sulle loro piattaforme.

In pratica i colossi del web dovrebbero mettersi d'accordo con ciascun editore e concordare con lui, una licenza annuale a pagamento per far apparire i suoi articoli nelle serp di ricerca o sui prodotti gestiti da Google o Facebook.

L’idea di tassare le condivisioni proviene dall'incontro-scontro tra editori e grandi piattaforme online che prosegue ormai da diversi anni e vede da una parte gli editori che accusano big G e altri, di mostrare i loro articoli online senza permesso e senza offrire un compenso adeguato in cambio, dall'altro Google e Facebook che affermano che la gran parte del traffico verso i siti di notizie deriva proprio dalla pubblicazione delle anteprime e di altri elementi degli articoli negli aggregatori.

 

Riforma del Copyright cosa prevede l'articolo 13:

Cosa prevede l'articolo 13 della riforma del Copyright? L'articolo 13 della riforma Ue sul copyright e sul diritto d'autore prevede per le società che danno accesso a grandi quantità di dati, di adottare misure per controllare in anticipo tutti i contenuti caricati dagli utenti. Praticamente tutte le piattaforme online che gestiscono milioni di dati, video, foto ecc, dovrebbero verificare che ogni cosa pubblicata online non possa ledere il diritto d’autore, per cui una multinazionale potrebbe bloccare ad esempio qualsiasi immagine attraverso su algoritmo.

Queste multinazionali, che nella maggior parte dei casi non sono neanche in Europa ma si trovano al di fuori, avrebbero il potere di decidere cosa sia pubblicabile e cosa no e quali tipi di informazioni i cittadini potrebbero fruire e quali invece sarebbe meglio evitare e tutto ciò a discapito delle micro e piccole e medie imprese che lavorano sul web e che non hanno i mezzi economici che hanno invece le multinazionali. 

Ecco cosa dice testualmente l'articolo 13 della riforma copyright Ue:

CAPO 2 Utilizzi specifici di contenuti protetti da parte di servizi online: Art. 13

Utilizzo di contenuti protetti da parte di prestatori di servizi della società dell’informazione che memorizzano e danno accesso a grandi quantità di opere e altro materiale caricati dagli utenti 

  1. I prestatori di servizi della società dell’informazione che memorizzano e danno pubblico accesso a grandi quantità di opere o altro materiale caricati dagli utenti adottano, in collaborazione con i titolari dei diritti, misure miranti a garantire il funzionamento degli accordi con essi conclusi per l’uso delle loro opere o altro materiale ovvero volte ad impedire che talune opere o altro materiale identificati dai titolari dei diritti mediante la collaborazione con gli stessi prestatori siano messi a disposizione sui loro servizi. Tali misure, quali l’uso di tecnologie efficaci per il riconoscimento dei contenuti, sono adeguate e proporzionate. I prestatori di servizi forniscono ai titolari dei diritti informazioni adeguate sul funzionamento e l’attivazione delle misure e, se del caso, riferiscono adeguatamente sul riconoscimento e l’utilizzo delle opere e altro materiale. 
  2. Gli Stati membri provvedono a che i prestatori di servizi di cui al paragrafo 1 istituiscano meccanismi di reclamo e ricorso da mettere a disposizione degli utenti in caso di controversie in merito all’applicazione delle misure di cui al paragrafo 1. 
  3. Gli Stati membri facilitano, se del caso, la collaborazione tra i prestatori di servizi della società dell’informazione e i titolari dei diritti tramite dialoghi fra i portatori di interessi, al fine di definire le migliori prassi, ad esempio l'uso di tecnologie adeguate e proporzionate per il riconoscimento dei contenuti, tenendo conto tra l’altro della natura dei servizi, della disponibilità delle tecnologie e della loro efficacia alla luce degli sviluppi tecnologici. 

In conclusione l'articolo 13 prevede che tutti i contenuti caricati online nell’Unione Europea devono essere prima controllati e poi pubblicati in modo da evitare che materiale coperto dal diritto d'autore possa finire online senza le dovute tutele.

Il sistema di controllo preventivo sul materiale pubblicato online dovrebbe quindi funzionare come il Content ID di YouTube ossia con un riconoscimento automatico che controlla che in tutte le immagini contenute in ogni video non siano presenti contenuti protetti da copyright, al fine di evitarne la pubblicazione senza permesso o di mostrarli solo con pubblicità, permettendo così la suddivisione dei ricavi tra i proprietari del diritto d’autore.

Ma il Content ID è un sistema complicato e molto costoso e sembra quasi impossibile che un meccanismo simile possa essere applicato ad ogni immagine, video o articolo caricato online all'interno dell’Unione Europea.

Infine è importante ricordare come il controllo preventivo dei contenuti prima della loro pubblicazione online, possa fungere da vero e proprio filtro alla libera circolazione delle informazioni su internet, a questo punto, dopo i problemi enormi creati in Europa con l'entrata in vigore della nuova Privacy 2018 con il Gdpr non ci rimane che aspettare e vedere i futuri sviluppi della riforma copyright Ue e se il governo italiano, riuscirà ad impedire l'arrivo delle nuove regole al diritto d'autore già aspramente criticate da Luigi Di Maio, Salviamo la rete dalla legge bavaglio.

 

Riforma copyright cosa cambia? Esempio:

Riforma copyright cosa cambia? Dopo aver letto attentamente gli articoli 11 e 13 della nuova delibera sul copyright europea andiamo a vedere qualche esempio su cosa e come potrebbe cambiare l'uso di internet in Europa all'interno del mercato digitale unico qualora le nuove regole sul diritto d'autore dovessero essere approvate anche con parere negativo dell'Italia:

  • per poter condividere articoli o frammenti di essi, anche se vecchi di 20 anni, si dovrebbe ottenere una apposita licenza (a pagamento) da parte dell’editore;
  • twittare senza licenza anche 4 o 5 parole di un titolo di un articolo pubblicato da un editore, è una violazione dell’estensione del diritto d’autore per gli editori.
  • condividere un articolo "press publication" sui social media senza licenza è violazione del copyright: l’anteprima dell’immagine e il frammento di testo che Facebook, Twitter, Google generano in automatico quando si condivide un indirizzo web sono soggetti a licenza.
  • siti come Pinterest, che consentono agli utenti di poter salvare un'immagine dal web e di usarle e ripubblicarle è una violazione dell’estensione del diritto d’autore per gli editori.
  • Indicizzazione degli articoli sui motori di ricerca: anche questo diventerà un problema se la delibera sul copyright e sul diritto d'autore dovesse essere approvata in via definitiva e ciò perché qualsiasi motore di ricerca per poter fornire i risultati di ricerca agli utente, deve prima trovare tutti i siti utilizzando i cd. spider, poi creare un database in cui vengono inserite le copie di materiale coperto da copyright, per cui soggetto alla violazione in mancanza del pagamento della licenza agli editori interessati.

siti come Wikipedia che consentono l’accesso ad una enorme quantità di opere caricate direttamente dagli utenti senza i controlli necessari per impedire la disponibilità dei lavori coperti da diritti, potrebbero scomparire con la nuova legge.

 

Diritto d'autore ultime notizie: cosa cambia e cosa rimane

Diritto d'autore ultime notizie: In base alle modifiche apportate al testo della riforma del copyright Ue, dopo le aspre critiche per una legge troppo dura, ecco cosa cambia rispetto al testo originale anche se non è quello finale, in quanto questo verrà definito solo al termine dei negoziati tra Parlamento, Consiglio e Commissione Ue che iniziarenno tra qualche settimana e poi vedere cosa succederà a maggio 2019, dopo le nuove elezioni europee.

Ecco quindi cosa cambia e cosa rimane della legge sul diritto d'autore appena approvata dall'Ue:

  • Responsabilità per le grandi piattaforme. in pratica i colossi del web, da Facebook a YouTube, dovranno pagare i contenuti prodotti da artisti e giornalisti e dovranno essere responsabili in caso di violazioni sul diritto d'autore dei contenuti da loro ospitati.
  • Escluse le piccole e medie piattaforme: Le piccole e micro piattaforme sono escluse dalla riforma;
  • Si alla condivisione ma gli snippet saranno protetti dal coptright: in pratica la condivisione tramite collegamento ipertestuale di singole parole si potrà ancora fare liberamente mentre gli snippet (foto e breve testo di presentazione di articoli) saranno coperti da copyright e quindi per poterli usare, le piattaforme dovranno pagare i diritti agli editori per il loro uso.
  • I giornalisti dovranno essere pagati: ai giornalisti spetterà una parte della remunerazione ottenuta dalla loro casa editrice.
  • No ai filtri si alla cooperazione: non dovranno esserci filtri sui contenuti ma una cooperazione tra piattaforme e coloro che detengono i diritti d'autore in modo tale da non colpire le opere che non violano il copyright, per far ciò  le piattaforme dovranno provvedere ad istituire veloci procedure di reclamo, gestite da persone e non da algoritmi, qualora si presenti la necessità di fare ricorso contro un'ingiusta eliminazione di un contenuto.
  • Gli artisti dovranno essere pagati: gli artisti potranno esigere un pagamento supplementare da chi sfrutta le loro opere quando il compenso corrisposto in origine è palesamente più basso rispetto ai benefici che ne derivano, incluse le entrate indirette.
  • Esclusi dal diritto d'autore WIKIPEDIA, OPEN SOURCE, MEME: Il caricamento di contenuti su enciclopedie online che non hanno fini commerciali come Wikipedia o su piattaforme di condivisione di programmi open source, sono esonerati dall'obbligo di rispettare le nuove regole sul copyright, compresi i meme che tanto piacciono ai ragazzi ed adulti.

 

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