Professionisti iscritti albo: lavoro occasionale, senza partita IVA?

Professionisti iscritti all'albo possono svolgere un lavoro autonomo occasionale senza dover aprire la Partita IVA? Si è possibile, anche dopo il Jobs Act

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I professionisti iscritti all'albo possono svolgere un lavoro autonomo occasionale senza bisogno di aprire la Partita IVA?

Si, secondo quanto confermato dal Consiglio Nazionale degli Architetti, i professionisti iscritti agli albi, come gli architetti, possono effettuare lavori di lavoro autonomo occasionale senza Partita IVA.

La risposta fornita dal CNA ai quesiti posti dall'Ordine Archittetti Romano, infatti, conferma tale possibilità anche dopo l'entrata in vigore del Jobs Act, la famosa riforma del lavoro di Renzi, che ha provveduto ad eliminare le collaborazioni occasionali da non confondere con il lavoro autonomo occasionale.

Vediamo quindi se la prestazione d'opera intellettuale può esser fatta rientrare non solo sotto forma di lavoro occasionale per il quale non serve aprire la Partita IVA, ma anche se chi è iscritto all'Albo professionale deve tener conto del limite di tempo e soglia limite compensi ricavi, indicati dalla legge.

 

Professionista iscritti all'albo, può svolgere lavoro autonomo occasionale?

Il lavoro autonomo occasionale, può essere svolto da un professionisti iscritti all'Albo senza partita IVA?

Secondo quanto confermato dal CNA, Consiglio Nazionale degli Architetti, l'architetto iscritto all'albo può svolgere prestazioni di lavoro autonomo occasionale senza avere l'obbligo di aprire la partita IVA, anche dopo l'entrata in vigore del Jobs Act, la riforma del lavoro di Renzi.

Il CNA, ha infatti affermato che i professionisti iscritti all'albo possono avvalersi di prestazioni lavoro autonomo occasionale senza bisogno di partita IVA, applicando la ritenuta d'acconto al 20% e considerando che il limite massimo di reddito per non avere l'obbligo di versamento dei contributi Inps, è di 5.000 euro anni.

Il Jobs Act, infatti, ha abrogato dal 25 giugno 2015 solo le collaborazioni a progetto e le collaborazioni occasionali previste dalla Legge Biagi.

Le collaborazioni occasionali, non vanno quindi confuse con il lavoro occasionale accessorio, cioè quello con i voucher Inps che sono stati tra l’altro aboliti dal 17 marzo 2017, e le prestazioni di lavoro autonomo occasionale.

Per capire meglio, vediamone le differenze:

Collaborazione occasionale: requisiti

  • la durata: non superiore ai 30 giorni in un anno se con lo stesso committente;
  • Compenso: massimo 5.000 euro per ogni committente;
  • Coordinamento: solo con il committente.

Lavoro autonomo occasionale: requisiti

  • Mancanza di continuità/abitualità;
  • No coordinamento, in quanto l’attività non deve essere svolta nell’azienda.
  • I redditi: sono dati dalla differenza tra compensi e spese inerenti effettuate, e in sede di dichiarazione dei redditi tramite il modello Redditi, ex Unico, sotto “altri redditi”.
  • Sui compensi va applicata la ritenuta del 20%;
  • Partita IVA: non c’è obbligo di apertura della partita Iva per svolgere un’attività di lavoro autonomo occasionale;
  • No obbligo di tenute di libri e registri contabili;
  • Compensi non soggetti a IRAP:
  • Contributi Inps: obbligo di iscrizione alla gestione separata se il reddito è superiore a 5.000 euro annui.

In caso di prestazioni d’opera da parte di un’impresa o di un professionista, in base all’articolo 2222 del codice civile, è quindi possibile avvalersi della prestazione di lavoro autonomo occasionale applicando ai compensi la ritenuta del 20%.

 

Lavoro autonomo occasionale professionisti: tassazione

Una volta appurato dal punto di vista del Codice Civile che la prestazione di lavoro autonomo occasionale può essere utilizzata anche dai professionisti iscritti all'albo, senza che per loro sia necessaria l'apertura della partita IVA, andiamo a vedere che tipo di tassazione si applica a questo tipo di prestazioni.

Nello specifico, il modo corretto con cui inquadrare i redditi prodotti dalla prestazione lavoro occasionale in termini di tassazione, è fare una distinzione iniziale molto importante, ovvero, vedere se la prestazione in oggetto è stata svolta dal professionista non in via esclusiva e se possiede il requisito di abitualità o meno. 

Se l'attività è abituale, i redditi derivati dalla prestazione sono considerati al pari di redditi di lavoro autonomo e soggette al pagamento delle imposte dirette e le operazioni imponibili IVA.

Ciò è dato dal fatto che tali redditi sono prodotti nell'esercizio di arti e professioni abituali anche se non esclusive, l'abitualità è infatti data dalla regolarità, ripetitività e sistemicità di pratiche e atti economici messi in atto per uno obiettivo.

Se l'attività è considerata secondaria e occasionale, cade il requisito dell'abitualità della prestazione e la tassazione del reddito è sotto altri redditi e le operazioni escluse dall'applicazione dell'IVA.

Dal momento che l'iscrizione all'Albo dal punto di vista del Fisco può comunque presagire un'attività abituale, occorre verificare l'occasionalità della prestazione altrimenti i redditi prodotti saranno configurati come reddito professionale, reddito autonomo e quindi con obbligo di apertura della Partita IVA che non ha niente a che vedere con la durata e i limiti dei compensi.

 

Professionista senza partita IVA: quando ha l'obbligo di versare i contributi Inps? 

Le prestazioni professionali di lavoro autonomo occasionale dal punto di vista della normativa previdenziale INPS sono inquadrate come prestazioni soggette ai contributi obbligatori previsti per i contribuenti iscritti alla gestione separata INPS anche se il professionista è iscritto all'Albo professionale.

L'obbligo e limiti sono previsti dall'articolo 44 comma 2 DL326/03 che prevede che i lavoratori autonomi occasionali e i venditori porta a porta siano iscritti alla gestione separata qualora i reddito annuo derivato dalle suddette attività supera i 5000 euro  l'anno.

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