Pensioni giovani 2018: assegno minimo 650 euro e 20 anni di contributi

Pensioni giovani con 20 anni di contributi assegno minimo garantito da 650 euro a 670 euro cos'è e come funziona a chi spetta, Legge di Bilancio 2018

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Pensioni giovani 2018: assegno minimo da 650 euro e 20 anni di contributi, nella prossima Legge di Bilancio? Ebbene si, il ministro del lavoro Poletti ed il governo Gentiloni, stanno studiando una nuova misura atta a garantire una pensione minima ai giovani. Tale proposta, è rivolta quindi a quei giovani il cui assegno pensionistico sarà interamente calcolato con il sistema contributivo, che hanno svolto lavori discontinui, precari, atipici e che in un futuro neanche troppo lontano, potrebbero andare in pensione con 20 anni di contributi e prima di aver compiuto 70 anni.

Vediamo quindi cos’è e come funziona la pensione giovani 2018 con venti anni di contributi, in cosa consiste e come è calcolato l’assegno minimo destinato alla pensione giovanile.

 

Pensioni giovani 2018 assegno minimo da 650 euro: cos'è?

Pensioni giovani 2018, che cos'è l'assegno minimo garantito? L'assegno minimo da 650 euro è la nuova misura che il governo Gentiloni vorrebbe inserire tra le misure del pacchetto pensioni nella prossima Legge di Bilancio 2018.

L’obiettivo del governo con questo intervento è chiaro, studiare ed introdurre un misura ad hoc in grado di garantire alle future generazioni, un sostegno economico nel caso in cui, l’importo dell’assegno pensionistico, sia troppo basso.

In pratica, il governo Gentiloni e il ministro Poletti, sono a lavoro per introdurre una pensione giovani che garantisca un assegno pensione minimo da 650 euro al mese a chi ha versato almeno 20 anni di contributi e che andrà in pensione dal 2030 in poi.

Per cui se vi state chiedendo del perché di un assegno pensione minimo garantito, il motivo è presto detto: alcune disposizione introdotte dalle ultime riforme pensionistiche, hanno portato, per forza di cose e di conti, a parecchia iniquità tra coloro che sono entrati nel mondo del lavoro dopo 1996.

Il 1996, è quindi l’anno spartiacque tra coloro che alla pensione vanno con il sistema retributivo e quelli, il cui assegno pensionistico è calcolato interamente in base ai contributi versati nell’arco di tutta la vita lavorativa senza alcun riferimento all'importo delle ultime busta paga, come accadeva prima di quell’anno. 

Per chi ha cominciato a lavorare dopo il ’96 c’è però un’altra beffa, l’abolizione dell’’integrazione al minimo", ossia, una pensione minima a 500 euro circa, che invece è garantita a chi è già andato in pensione con il sistema retributivo. 

Tale iniquità, si è poi particolarmente accentuata con l’arrivo delle nuove generazioni che complice la crisi economica, hanno avuto, ed hanno, carriere discontinue, fatte di lavori atipici, precari, finte partite IVA e che quindi rischiano di maturare assegni pensione molto molto bassi.

Per i giovani, la situazione si è poi maggiormente complicata a causa della Legge Fornero che introducendo la pensione di vecchiaia, ha dato la possibilità di andare in pensione ad una certa età, anche in anticipo rispetto al requisito anagrafico minimo richiesto, a patto di aver versato un tot di contributi e rientrare in determinate soglie di reddito.

E tutto ciò in futuro, si tradurrà in un assegno pensione troppo basso e uno Stato che sarà costretto ad aumetare l'età pensionabile con il risultato che i giovani, non saranno solo i più poveri a causa di versamenti contributivi frammentari ma saranno anche quelli che andranno in pensione ben oltre i 70 anni.

Ecco spiegati i motivi per cui il governo ed il ministro Poletti, stanno studiando le pensioni giovani 2018 con assegno minimo da 650 euro e gli altri interventi utili per realizzare questa sorta di paracadute economico per i giovani che andranno in pensione dopo il 2030. 

 

Pensioni giovani con 20 anni di contributi: come funziona?

Pensioni giovani con 20 anni di contributi versati: come funziona? Il governo e il ministro Poletti, stanno studiando una misura da inserire con la prossima Legge di Bilancio 2018, volta a garantire una pensione giovanile con un assegno minimo, per quelli che sono interamente nel sistema retributivo e che hanno svolto lavori saltuari, atipici e lavori precari che non consentono una continuità nei contributi versati.

Per questi giovani, il governo, sta pensando quindi di introdurre un assegno minimo garantito da 650 euro con 20 anni di contributi ed un'età pensionabile prima dei 70 anni.

Ciò sarebbe possibile maturando un trattamento pari a 1,2 volte l'assegno sociale (448 euro), rispetto agli attuali 1,5 e tale passaggio (da 1,5 a 1,2), uscito dal tavolo di trattativa tra governo e sindacati, consentirebbe così ai giovani di andare in pensione con un assegno minimo di circa 650 fino ad un massimo di 680 euro.

In altre parole, con questa nuova misura, pensioni giovani con 20 anni di contributi, si aumenta la cumulabilità tra assegno sociale e pensione contributiva, tenendo conto anche delle maggiorazioni sociali; l'aumento della cumulabilità dell'assegno sociale, passerebbe da 1/3 al 50%, ovvero, a 224 euro.

 

Pensioni giovani: a chi spetta l'assegno minimo pensione?

Sulla base delle prime indicazioni circa la nuova misura pensioni giovani 2018 che il governo vorrebbe inserire nella prossima Legge di Bilancio 2018, ecco a chi spetta l'assegno minimo pensione da 650 euro fino a 680 euro:

  • giovani che hanno iniziato a versare i contributi dal 1° gennaio 1996 in poi;
  • giovani con pochi contributi versati a causa di lavori atipici, precari che non gli hanno consentito di versare la contribuzione richiesta per la pensione di vecchiaia;
  • giovani con almeno 20 anni di contributi versati.

Cosa cambia se la norma dovesse essere approvata in via definitiva: attualmente i givoani possono lasciare il lavoro qualora raggiunta l'età pensionabile e se hanno una pensione pari a 1,5 volte l'assegno sociale, circa 670 euro.

Con il nuovo intervento, si abbasserebbe a 1,2 volte il trattamento e scatterebbe così la garanzia di vedersi riconosciuto un assegno con 20 anni di contributi, mai al di sotto dei 650 euro al mese.

Per trovare le risorse necessaria all'applicazione della pensione giovanile nella Legge di Bilancio 2018, il governo, sta pensando di intervenire sulla RITA, Rendita integrativa temporanea anticipata con una detassazione per 5 milioni di lavoratori iscritti alla previdenza complementare, svincolata dall'APE Social. 

Difficile invece il blocco all'aumento automatico dell'età pensionabile del 2019 come richiesto dai sindacati.

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