Riforma fallimento 2018: cos'è come funziona chi può fallire e quando?

Riforma fallimento 2018 in proprio come aprire procedura fallimentare nei confronti di un imprenditore debitore, cos'è e come funziona, quando e come

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Il fallimento di una azienda, è la procedura che serve a dichiarare il fallimento di un imprenditore, ditta o società commerciale iscritta alla Camera di Commercio e in possesso di requisiti soggettivi e oggettivi, definiti dalla Legge fallimentare.

L'istanza va presentata al Tribunale con allegata una serie di documenti, oltre alla ricevuta di pagamento del contributo unificato, marca da bollo e diritti.

Aggiornamento: con l'approvazione e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto legge 155/2017, dal 14 novembre dello scorso anno, è in vigore la riforma del fallimento che delega il governo a cambiare entro 12 mesi dall'entrata in vigore della stessa delega, i principi e gli istituti di gestione della crisi di impresa e dell'insolvenza.

In base a quanto previsto dall'art. 1, il Governo è chiamato a riformare entro il 14 novembre 2018:

A) Le procedure concorsuali della c.d. Legge fallimentare: in modo da conseguire una riduzione dei costi e di durata delle procedure concorsuali;

B) La disciplina della composizione delle crisi da sovraindebitamento (legge n. 3 del 2012);

C) il sistema dei privilegi e delle garanzie.

Vediamo quindi quali sono le novità sul fallimento aziendale 2018 cos'è come funziona, chi può fallire e quando.

 

Riforma Fallimento 2018 cosa prevede e cambia?

Riforma fallimento 2018: cosa cambia? Con l'arrivo della nuova legge fallimentare a breve cambierà, per effetto del DDl fallimenti pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 9 ottobre dello scorso anno, la gestione della crisi d'impresa ed in primis, a cambiare sarà la parola stessa di fallimento sostituita con liquidazione giudiziale.

Con la nuova liquidazione giudiziale, saranno introdotte le seguenti novità:

  • nuovi alert con l'obiettivo di impedire che le crisi aziendali possano trasformarsi in procedure più complesse e critiche;
  • più spazio a strumenti come la composizione stragiudiziale atta a favorire il colloquio e la mediazione tra creditori e debitori;
  • Nella liquidazione giudiziale più poteri al curatore per quanto riguarda l'accesso alle banche dati della Pa, nella promozone di azioni giudiziali spettanti ai soci o ai creditori sociali e nel riparto dell'attivo tra Azioni prima della crisi.
  • Per quanto riguarda la composizione giudiziale assistita, ci sarà una fase preventiva di allerta che potrà essere attivata dal debitore stesso o dal tribunale su segnalazione dei creditori pubblici, in quanto la segnalazione sarà obbligatoria per l'Agenzia delle Entrate ed Inps. 
    • composione giudiziale assistita volontaria: se è il debitore a richiedere la procedura di liquidazione, verrà assistito da un apposito organismo istituito presso le Camere di commercio ed avrà 6 mesi di tempo per raggiungere una soluzione concordata con i creditori. 
    • composizione giudiziale tribunale: se la procedura di liquidazione è per iniziativa dell'ufficio, il giudice, convoca in maniera confidenziale e del tutto riservata, il debitore e lo affida ad un esperto che ha l'incarico di risolvere la crisi trovando un compromesso entro sei mesi con i creditori.
  • Per il debitore che si avvale della composizione della crisi o di altre misure per trovare un compromesso al debito, sono previsti i seguenti vantaggi:
    • non punibilità dei delitti fallimentari qualora il danno patrimoniale sia di speciale tenuità;
    • attenuanti per gli altri reati;
    • riduzione di interessi e sanzioni per debiti fiscali.
  • Regole processuali semplificate: verrà data priorità alle proposte che consentono ed assicurano continuità aziendale, al fine di ridurne i costi e la durata delle procedure concorsuali.
  • Incentivi alla ristrutturazione del debito: riduzione o abolizione del limite del 60% dei crediti per ottenere l'accordo di ristrutturazione.
  • Nuovo concordato preventivo: che tenga conto non solo della continuità ma anche della liquidazione dell'azienda.
  • Insolvenza gruppi di imprese: nuova procedura per le crisi e l'insolvenza delle società di gruppo.

 

Dichiarazione e procedura fallimentare: cos'è?

Nell'attesa che arrivi la riforma fallimento 2018, andiamo a vedere cos'è e come funziona il fallimento e la dichiarazione fallimentare come atto formale presentato alla Pubblica Autorità e che consente di aprire una procedura di fallimento nei confronti di un imprenditore commerciale con debiti al di sopra della soglia limite di 30.000 euro.

La conseguenza di una procedura fallimentare, è quella di una sentenza emessa dal Tribunale che produce effetti di natura privata, processuale e penale nei confronti dell'imprenditore insolvente, al fine di recuperare le somme dovute ai creditori.

 

Chi può fallire secondo la legge fallimentare?

L'istanza di fallimento può essere presentata da uno o più creditori ma solo nel caso di  lavoratori dipendenti del debitore, rappresentati da un legale, dal debitore stesso con c.d. fallimento in proprio, che non richiede l'assistenza di un legale e dal Pubblico Ministero.

Il Pubblico Ministero può fare istanza di fallimento solo in alcuni casi, ossia, quando il debito dell'imprenditore risulti nel corso di un procedimento penale, per esempio perché irreperibile, perché sono stati chiusi i locali dell'impresa, a causa di un trafugamento di debnaro dall'azienda, oppure, qualora il debito risulti da fatti emersi nel corso di un procedimento civile e comunicati dal Giudice al Pubblico Ministero.

Secondo la Legge fallimentare, il piccolo imprenditore e gli artigiani, non possono dichiarare il fallimento in quanto non rientrano nella requisito dell'imprenditorialità e delle organizzazioni di beni. 

I casi in cui è possibile il fallimento anche per piccoli imprenditori e artigiani sia ha solo quando, il creditore dimostri che l'imprenditore in questione abbia avuto nei 3 anni precedenti al deposito dell'istanza di fallimento, un ammontare del patrimoniale attivo di 300 mila euro all'anno, ricavi per 200 mila euro oppure debiti anche non scaduti per 500 mila euro.

Arrivato il nuovo Ddl Fallimento: con la riforma del diritto fallimentare parola fallimento sarà stata sostituita con il termine liquidazione

 

Come funziona l'istanza di fallimento?

L'istanza di fallimento deve essere depositata presso la Cancelleria del Tribunale della sezione fallimentare nel luogo in cui ha sede legale l'impresa sia in forma di ditta individuale che di società.

Nel caso in cui la sede prinicipale dell'impresa sia locata all'estero, la procedura fallimentare deve essere aperta e dichiarata in Italia, ovvero, dove l'impresa ha la sede secondaria più importante. 

L’istanza di fallimento per essere depositata in cancelleria, deve allegare una serie di documenti attestanti l'insolvenza del debitore e una marca da € 3,54 per i diritti di cancelleria, richiesti per depositare l'atto.

Per il fallimento in proprio, invece, il richeidente può presentarsi personalmente in cancelleria e il Funzionario provvede ad autenticarne la firma, oppure, può avvalersi di  un avvocato che provvede ad autenticare la firma del ricorso e al deposito in cancelleria.

Il giudice fissa l’udienza disponendo la convocazione del convenuto fallendo; in caso di fallimento in proprio, la convocazione di quest'ultimo avverrà solo se richiesto nel ricorso. 

 

Come si dichiara il fallimento di un'azienda?

Il fallimento di una azienda si fa presentando specifica istanza al Tribunale fallimentare competente per territorio in cui ha sede principale l'impresa.

All'istanza va allegata la documentazione che dimostri l'insolvenza dell'imprenditore che serve anche per la verifica dei requisiti soggettivi e oggettivo del debitore.

Il richiedente pertanto, nel momento in cui deposita il ricorso presso la cancelleria del tribunale, deve fornire la prova tangibile dello stato di insolvenza dell'imprenditore.

Per cui, dovranno essere prodotti, titoli esecutivi in originale o copia conforme di decreti ingiuntivi, pignoramento, precetto, fatture non pagate, cambiali scadute o assegni.

I documenti da allegare all'istanza di fallimento sono:

  • Visura della Camera di Commercio aggiornata al massimo a 15 giorni prima del deposito dell'atto. 

  • Copia ultimo bilancio per le società di capitali: s.r.l. e s.p.a. 

  • Certificati di residenza e cittadinanza di tutti i soci illimitatamente responsabili per le società di persone: s.d.f., s.a.s., s.n.c. e certificato contestuale dell'imprenditore in caso d'impresa individuale. Per questi certificati non è ammessa l'autocertificazione.

  • marca da bollo da € 27,00 da apporre sulla nota di accompagnamento dell'istanza.

  • ricevuta di pagamento contributo unificato 2018 da € 98,00 oppure:

    Insinuazione tempestiva al passivo NON SI ISCRIVE A RUOLO ESENTE;

    Dalla sentenza dichiarativa di fallimento alla chiusura: € 851,00;

    Per i processi di opposizione alla sentenza dichiarativa di fallimento  Il contributo è ridotto della metà;

    Per l'opposizione allo stato passivo € 98,00.

 

Fallimento in proprio: cos'è?

Con la richiesta di fallimento in proprio del debitore, viene aperta una procedura fallimentare a proprio nome. Alla richiesta domanda di fallimento in proprio, l'imprenditore insolvente, deve allegare la seguente documentazione, prima di depositare l'atto alla cancelleria del Tribunale:

  • scritture contabili e fiscali obbligatorie relative ai tre esercizi precedenti, ovvero all'intera esistenza dell'impresa, se di durata inferiore;
  • stato dettagliato ed estimativo delle attività;
  • elenco nominativo dei creditori con l'indicazione dei rispettivi crediti;
  • indicazione dei ricavi lordi per ciascuno degli ultimi esercizi;
  • elenco nominativo di coloro che vantano diritti reali e personali su cose in suo possesso e l'indicazione delle cose stesse e del titolo da cui sorge il diritto.

 

Fallimento azienda costi bollo e contributo unificato:

Per depositare presso la cancelleria del tribunale, l'istanza di fallimento è richiesto il pagamento dei seguenti costi totali:

  • 1 imposta di bollo da € 27,00,
  • Contributo unificato da € 98,00 euro.
  • 1 marca da bollo di diritti di cancelleria per l'attestazione di deposito.
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