Uscita regime minimi: rettifica Iva e calcolo reddito ordinario 2017

Minimo fuoriesce dal regime agevolato quando perché e motivi, adempimenti del regime ordinario con dichiarazione IVA, acconti e calcolo nuovo reddito

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L'uscita dal regime dei minimi 2017 comporta una serie di conseguenze per il contribuente in quanto dal regime agevolato passa al regime ordinario e quindi tenuti a nuovi adempimenti come ad esempio la rettifica dell'IVA, calcolo del nuovo reddito con criteri che consentono di evitare di non saltare o pagare due volte le imposte.

 

Uscita dal regime dei minimi 2017: quando e perché?

L'uscita dal regime dei minimi può avvenire per opzione o per legge, nel senso l'accesso al regime ordinario avviene sulla base di una scelta del minimo che opta per la fuoriuscita o per legge, perché perde il possesso di uno dei requisiti richiesti per rimanere nei minimi.

Se il passaggio al regime ordinario è per opzione, questa va comunicata con la dichiarazione annuale IVA (quadro VO) relativa all’anno, esempio attività iniziata nel 2016 opzione nel modello IVA 2017.

Cause di cessazione del regime dei minimi:

  • Perché alla data del 1° gennaio 2017, non si hanno i requisiti per accedere al regime forfettario 2017;
  • Perché si hanno avuti ricavi o compensi superiori a € 30.000;
  • Cessioni all’esportazione: la fuoriuscita dal regime dei mimi può avvenire non solo perché si sono effettuate vendite, servizi internazionali o scambi internazionali ma anche prestazioni di servizio rientranti in tali fattispecie.
  • Spese per lavoratori dipendenti e collaboratori, fatta eccezione per i buoni lavoro INPS.
  • Sono state erogate somme ad associati in partecipazione.
  • Sono stati acquistati beni strumentali nel corso di 3 anni superiori a € 15.000: i beni ad uso promiscuo concorrono per il 50% del loro ammontare inclusi i beni per i quali è prevista una deducibilità, circolare 12/E/2008 Agenzia delle Entrate, i beni acquistati/utilizzati tramite appalto, locazione considerando la somma pagata per affittare l'immobile in cui viene  svolta l'attività, leasing si calcolano i canoni. Sono esclusi dal calcolo beni strumentali quelli in comodato gratuito.
  • La residenza è stata trasferita all’estero.
  • Applicazione di un regime speciale IVA.
  • Sono stati effettuati in via esclusiva o prevalente, cessioni di fabbricati o relative porzioni, di terreni edificabili o mezzi di trasporto nuovi.
  • Acquisizione di partecipazioni in società di persone, srl trasparenti, associazioni professionali.
  • Termine del periodo di applicazione del regime: il regime dei minimi si applica per 5 anni per cui se il 2015 rappresenta il 5° anno di permanenza, dal 2016 il contribuente va nel regime ordinario, fatta eccezione del caso in cui non abbia raggiunto i 35 anni di età.

 

Da quando cessa il regime dei minimi? 

La cessazione del regime e la fuoriuscita del contribuente minimo con il conseguente passaggio al regime ordinario inizia ad avere efficacia:

Anno successivo a quello in cui si perde uno dei requisiti accesso e permanenza nel regime: per cui se si perdono le condizioni nel 2016, il passaggio all'ordinario avviene dal 1° gennaio 2017.

Nel corso dell'anno: se si conseguono ricavi sopra i 45.000 euro: per cui se si supera la soglia, il contribuente entra subito nel regime ordinario e deve versare l'IVA sulle operazioni effettuate nel corso di tutto l'anno e altri adempimenti.

 

Passaggio dei minimi all'ordinario: rettifica IVA

Il passaggio dal regime dei minimi all'ordinario comporta per il contribuente varie problematiche quali:

Rettifica IVA in quanto l'imposta sul valore aggiunto diventa da indetraibile a detraibile,

Reddito: cambiano i criteri per la determinazione del reddito, ossia, il calcolo avviene non più applicando il criterio di cassa ma il criterio di competenza.

Beni strumentali acquistati nel corso di applicazione del regime dei minimi o acquisiti prima dell'ingresso al regime.

1) Rettifica IVA passaggio regime ordinario: Per quanto riguarda l'IVA i minimi che fuoriescono dal regime devono effettuare la rettifica a favore dal momento che quando un contribuente passa per opzione o per legge nel regime ordinario IVA, le rate residue sono calcolate nel primo versamento periodico successivo alla fuoriuscita al netto della suddetta rettifica. Ciò significa che la rettifica a favore per i beni ammortizzabili e i beni immateriali va effettuata se non sono passati 4 anni dalla loro messa in funzione e per i beni immobili 10 anni dalla data di acquisto o dalla loro ultimazione. 

Non si effettua invece la rettifica IVA per i beni che non superano il costo unitario di € 516,46 e per quelli con coefficiente d’ammortamento superiore al 25% in quanto si considerano utilizzati nel primo anno di esercizio ma diventano soggetti a rettifica se questi beni non sono entrati ancora in funzione al momento del passaggio al regime ordinario e se il costo quindi non è stato ancora portato in deduzione.

Sono pertanto soggetti a rettifica IVA le rimanenze di magazzino e i servizi non utilizzati al 31 dicembre 2016, i beni mobili come pc, mobili e arredi, auto per i quali alla data del 31 dicembre 2016 non è scaduto il periodo di tutela fiscale infatti per i beni acquistati dal 2013 in poi c'è la rettifica mentre per quelli acquistati prima non vi è la rettifica in quanto sono trascorsi i 5 anni. Anche sui canoni di leasing e per i servizi ancora inutilizzati si fa la rettifica IVA.

Come si calcola l'IVA da recuperare?  Il calcolo dell'IVA da recuperare si effettua: Per le rimanenze di magazzino e per i servizi non utilizzati va rettificato l'importo IVA a credito non detratta al momento dell'acquisto.

Per i beni strumentali acquistati dal 2013 in poi va effettuata la rettifica in base ai quinti dell'imposta fino al compimento dei 5 anni quindi 1/5 nel 2013, 2/5 nel 2014, 3/5 nel 2015 4/5 nel 2016.

Esempio pratico: inizio attività nel 2014 con il regime dei minimi e acquisto di un bene strumentale con IVA di 500 euro nel 2016 il contribuente passa al regime ordinario. Gli anni che mancano al compimento del quinquennio sono dunque 3: 2016, 2017 e 2018 per cui il calcolo è 3/5: (500.5) x 3 = 300 euro.

La rettifica a favore è quindi di 300 euro.

 

Calcolo del reddito nel regime ordinario e beni strumentali:

Come si calcola il reddito per i minimi che passano al regime ordinario? Il reddito per i contribuenti minimi che fuoriescono dal regime per entrare in quello ordinario si determina con il passaggio dal principio di cassa, dove il compenso del professionista concorre a formare il reddito nel momento dell’incasso al principio di competenza per le imprese.

Al fine quindi di evitare possibili salti di imposta o doppia imposizione e deduzione, occorre considerare i ricavi, i compensi e le spese sostenute che hanno già concorso alla formazione del reddito in base alle regole del regime dei minimi non vengono calcolate nella determinazione del reddito anche se di competenza di tali periodi, viceversa quelli di competenza del periodo soggetto al regime dei minimi, che non hanno concorso alla formazione del reddito imponibile del professionista, diventano rilevanti nei periodi di imposta successivi. Ciò significa che si applica la regola generale in base alla quale nel passaggio dal regime dei minimi ad un regime per competenza si applica la regola di imputazione prevista per il regime precedente (cassa). 

Beni strumentali posseduti dal contribuente minimo al momento della fuoriuscita dal regime: per i beni strumentali occorre fare una diversificazione tra beni acquistati durante il regime dei minimi e quelli acquistati prima dell'entrata nel regime dei minimi. Il costo dei primi è stato dedotto in base al principio di cassa per i successivi 5 anni mentre per i secondi è stata applicata la regola che prevede che dal momento di adozione del regime non risultano più deducibili le quote di ammortamento. Se poi tali beni strumentali sono ancora presenti al momento del passaggio dai minimi all'ordinario il processo d’ammortamento riprende.

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