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Mancato Pagamento dello Stipendio dimissioni giusta causa: cosa fare

Mancato Pagamento dello Stipendio dimissioni giusta causa: cosa fare

Il mancato pagamento dello stipendio da parte del datore di lavoro è un reato per cui il lavoratore può dare le dimissioni per giusta causa senza preavviso

Mancato Pagamento dello Stipendio dimissioni giusta causa: cosa fare

Il Mancato pagamento dello stipendio da parte del datore di Lavoro, è un problema che si è particolarmente acutizzato negli ultimi anni a causa dell’avanzare della crisi economica che ha colpito tutto il mondo del lavoro dal settore commerciale all’industria,  dai servizi ai piccoli imprenditori che strozzati dalle tasse e dai ritardi dei crediti vantati nei confronti dello Stato non riescono a far fronte alle retribuzione dei propri dipendenti, al versamento dei contributi previdenziali obbligatori, al TFR o alle tredicesime. 

  

 

Mancato pagamento dello stipendio: Dimissioni per Giusta Causa

Il mancato pagamento dello stipendio da parte del datore di lavoro, è una delle cause che consentono al lavoratore di dimettersi per giusta causa, senza obbligo di preavviso, come previsto dal CNNL, ed ottenere così lo stato di disoccupazione non imputabile al lavoratore con la possibilità di richiedere ed usufruire, qualora ne avesse i requisiti, dell’indennità di disoccupazione ASpI e mini ASpI 2013. Al lavoratore, inoltre, che si dimette per giusta causa spetta l’indennità sostitutiva di preavviso, come se fosse stato licenziato dal datore di lavoro. 

Per ottenere l’indennità per disoccupazione involontaria generata dal mancato pagamento della retribuzione, il lavoratore, deve dimostrare all’INPS, la giusta causa allegando alla domanda di disoccupazione, da presentare per via telematica, la documentazione relativa a diffide, denunce, citazioni, ricorsi e sentenze, attivate nei confronti del datore di lavoro e dalle quali emerge la sua volontà a difendersi.

Per questo motivo, è importante che il lavoratore si affidi ad un legale rappresentante che possa aiutarlo a compilare la documentazione da inviare all’INPS per procedere al riconoscimento delle dimissioni per giusta causa e dell’indennità di disoccupazione. Dal canto suo, il lavoratore è tenuto a informare l’Inps sull’esito della controversia giudiziale o extragiudiziale attivata nei confronti del datore di lavoro, perché nel caso in cui al lavoratore non fosse riconosciuta la giusta causa delle dimissioni, l’Inps procederà al recupero delle somme corrisposte al lavoratore come indennità di disoccupazione.

 

 

Mancato pagamento dello stipendio: cosa fare

Il Lavoratore che intende dimettersi dal posto di lavoro per grave inadempienza da parte del datore di lavoro, ovvero, a causa del mancato pagamento della retribuzione spettante, deve presentare all’INPS, una serie di documenti che attestino il grave inadempimento contrattuale da parte del datore di lavoro, mediante la consegna di diffide, denunce, esposti, decreti ingiuntivi che dimostrino contestualmente le richieste e i solleciti di pagamento da parte del lavoratore, e la volontà del datore di lavoro a non pagare quanto dovuto.

In questi casi quindi, è molto importante giocare di anticipo, perchè:

  • La Cassazione non riconosce le dimissioni per giusta causa del lavoratore in caso di mancato pagamento dello stipendio, se tale inadempimento è accettato implicitamente dal lavoratore per troppi mesi. Nello specifico, la Legge afferma che non aver ricevuto un solo stipendio per riconoscere le dimissioni per giusta causa non basta ma è altrettanto vero che sei mesi di mancata retribuzione è un’accettazione implicita dell’inadempimento, per cui per dimettersi con giusta causa, occorre il non aver percepito almeno altre due retribuzioni.
  • Se l’insolvenza del datore di lavoro non è temporanea ma permanente per l’assenza totale di liquidità o di commesse che potrebbero garantire il pagamento posticipato della retribuzione, ciò significa che l’azienda è passata da uno stato di crisi ad un crollo finanziario tale, da potersi concludere solo con un procedimento fallimentare che, ovviamente non basterebbe a saldare tutti i creditori compresi i lavoratori. Inoltre la Cassazione  

Pertanto, la prima cosa che il lavoratore deve fare per il mancato pagamento dello stipendio, del TFR o della tredicesima, ecc, è rivolgersi ad un avvocato per attivare le procedure di recupero del credito, diffide, ingiunzioni di pagamento, ovvero, tutta una serie di documenti utili al riconoscimento delle dimissioni per giusta casa e dell’indennità disoccupazione, da presentare tramite istanza al Fondo di Garanzia dell’INPS.

 

 

Mancato pagamento stipendio: Avvocato gratuito

Il lavoratore che si dimette per giusta causa derivata dal mancato pagamento dello stipendio, deve attivare una serie di procedure per poter vedersi riconosciuta dall’Inps, l’indennità di disoccupazione involontaria, pertanto, alla domanda ASpI dovrà allegare una serie di documenti attestanti la sua volontà a difendersi tramite la Legge, quindi attraverso denunce, esposti, decreti ingiuntivi, ecc che nella maggior parte dei casi devono essere intrapresi con l’aiuto di un avvocato specializzato in materia di lavoro.


a) Avvocato gratuito per i cittadini con reddito complessivo pari a euro 10.766,33

Ma cosa deve e può fare il lavoratore che non ha i soldi per pagare un rappresentate legale? In questi casi, la Costituzione Italiana garantisce a tutti i cittadini che non dispongono di mezzi sufficienti, di poter essere rappresentati da un legale, ricorrendo al patrocinio gratuito a spese dello Stato così come previsto dall’art.76 del “Testo Unico Spese di Giustizia” (DPR 115/2002). La possibilità di accedere al patrocinio gratuito, in altre parole di ricorrere ad un avvocato gratuitamente, è riservata alle persone che rientrano in una determinata soglia di reddito.

Tale soglia, che dovrebbe essere aggiornata ogni 2 anni in base alla rivalutazione dell’inflazione annuale, come previsto dall’articolo 77 del TIUR, è ferma alla rivalutazione da parte del Ministero della Giustizia con il Decreto 2 luglio 2012 (pubblicato in Gazzetta Ufficiale 2 agosto 2012, n. 250) che ha così elevato da euro euro 10.628,16 ad euro 10.766,33 la soglia di reddito complessivo per l’ammissione al beneficio del patrocinio statale.

Il lavoratore pertanto può rivolgersi a qualsiasi avvocato e richiedere il riconoscimento del gratuito patrocinio, da canto suo il legale si dovrà attivare per richiedere l’autorizzazione al proprio Consiglio dell’Ordine per la proposizione del ricorso per decreto ingiuntivo e alla successiva istanza di fallimento per il datore di lavoro.


b) Altre forma di pagamento da concordare con l’avvocato:

La riforma Bersani ha previsto la possibilità, specialmente nelle cause relative al Lavoro, di poter utilizzare dei metodi di pagamento alternativi al tariffario degli avvocati, ovvero, il pagamento in percentuale o a forfait, che di fatto consentono al lavoratore di recuperare prima il proprio credito nei confronti del datore di lavoro insolvente, senza dover anticipare soldi e rinviando il pagamento della parcella, al termine del procedimento e solo successivamente all’incasso effettivo di quanto dovuto per la retribuzione e del TFR. 

 

 

Mancato pagamento stipendio: istruzioni su cosa fare

Il Lavoratore che non riceve lo stipendio per almeno due mensilità può dimettersi per giusta causa e senza preavviso, dopodiché deve rivolgersi ad un avvocato per attivare le procedure per recuperare le somme e per dimostrare all’INPS di essere un lavoratore che si è dimesso involontariamente e accedere così all’indennità di disoccupazione ASpI.

1) Scelta dell’Avvocato e sottoscrizione del Modello "Conferimento Incarico Professionale per Recupero Crediti da Lavoro"

Il lavoratore, deve dare l’incarico tramite la sottoscrizione della Lettera Conferimento Incarico Professionale al legale del lavoro che lo rappresenterà nelle procedure di recupero delle somme nei confronti del datore di lavoro e per tutta la documentazione occorrente da inviare all’Inps, in allegato alla domanda indennità ASpI, per il riconoscimento delle dimissioni per giusta causa e dello stato di lavoratore in disoccupazione involontaria.

Durante il primo incontro, l’avvocato esegue dei controlli preliminari sulla base delle informazioni fornite dal lavoratore, la situazione del datore di lavoro attraverso i dati incrociati delle banche dati come la CCIAA, Registro Protesti, Registro Beni Immobiliari, PRA ecc, per verificare la possibilità di un effettivo recupero delle somme dovute. Successivamente, l’avvocato verifica se il lavoratore dipendente ha diritto al gratuito patrocinio per le cause civili o se può ricorrere ad altri tipi di pagamento alternativi forfetari come il patto di quota lite, ovvero, recuperare le somme per poi pagare la parcella o procedere sulla base di una spesa forfetaria per ogni grado di giudizio, in ogni caso la modalità di pagamento dovrà essere concordata prima dell’inizio della procedura di recupero del credito. 

 

2) Come recuperare lo stipendio:

Una volta pattuita la modalità di pagamento e sosttoscritto il modello di conferimento di incarico professionale per il recupero dei crediti di lavoro, ed eseguiti i dovuti controlli preliminari, l’avvocato inizia la procedura del recupero del credito. 

 

 

Mancato pagamento stipendio: diffida

Il Recupero Stragiudiziale è una rapida procedura formale di recupero del credito vantato dal lavoratore nei confronti del datore di lavoro che consiste nello spedire  lettera raccomandata di una diffida al pagamento delle somme dovute + un’eventuale intimazione. Se il il datore o l’azienda non accolgono la diffida, si passa alla seconda fase, ossia, la fase giudiziale con il ricorso al Giudice del Lavoro.

 

 

Mancato pagamento stipendio: decreto ingiuntivo

Per richiedere un Decreto Ingiuntivo, il legale deve rivolgersi al Tribunale del Lavoro competente per territorio in base al luogo dove si è svolta o cessata l’attività lavorativa o dove ha sede l’azienda e il datore di lavoro, e presentare un’istanza, su apposito modello, per ottenere un Decreto Ingiuntivo su cedolino (art. 633 c.p.c.), ovvero, deposita un ricorso che consente di attivare una procedura speciale che permette di ottenere in pochi giorni, da un minimo di 10 ad un massimo di 20 giorni, l’emissione da parte del giudice di un ordine di ingiunzione nei confronti del datore di lavoro per il pagamento immediato delle somme indicate sulla busta paga-cedolino presentate dal lavoratore maggiorate degli interessi e delle spese legali. Con questa procedura, che non prevede il contraddittorio, fa sì che il datore di lavoro non possa rispondere dinnanzi al Giudice ma possa farlo solo tramite comunicazione, a mezzo notifica.

Importante: Il presupposto per poter richiedere un decreto ingiuntivo nei confronti del datore di lavoro, è presentare copia delle buste paghe che rappresentano appunto la prova tangibile dell’insolvenza da parte dell’azienda e del rapporto di lavoro in essere. 

Cosa fare se non si hanno le buste paga? 
Il lavoratore che non ha le buste paga perché le sono state consegnata dal datore, può rivolgersi al Tribunale del Lavoro, in quanto la Legge impone la produzione del cedolino paga al datore di lavoro che ha l’obbligo poi di consegnarlo al lavoratore, tale inadempimento è passibile di sanzione sia dal punto di vista lavorativo che per violazione della privacy. Pertanto, il lavoratore può agire comunicando il suo diritto all’ottenimento dei dati personali (propri del cedolino paga) ai sensi dell’art. 7 del d.lgs. 196/2003- c.d. legge sulla privacy. Se la mancata consegna della busta paga si protrae per più di 30 giorni, il lavoratore può richiedere direttamente e ottenere dal Giudice un’ingiunzione alla consegna dei cedolini mancanti ai sensi dell’art. 633 c.p.c.. Il Giudice sulla base della lettera di assunzione del lavoratore o delle precedenti buste paga allegate al ricorso, emana il decreto ingiuntivo per la consegna delle buste paga mancanti e condanna il datore al pagamento delle spese legali per tale attività.  

  

 

Mancato pagamento stipendio: decreto esecutivo

Successivamente all’emissione del decreto ingiuntivo da parte del giudice, viene notificata l’ingiunzione, mediante gli Ufficiali Giudiziari, al datore di lavoro che dalla data di ricezione dell’atto avrà 40 giorni per fare opposizione al decreto, rivolgendosi all’ordine del Giudice, dando così inizio ad una causa ordinaria per l’accertamento dell’effettività del debito. Se il datore di lavoro non effettua opposizione entro il predetto termine, su istanza dell’avvocato, il Giudice dichiara il decreto definitivo e può attivare le procedure per renderlo esecutivo con il pignoramento dei beni del debitore.

Per i crediti da lavoro, c’è la possibilità da parte del Legislatore su richiesta dell’avvocato, di emanare sin da subito un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo, in modo tale da accelerare le procedure del recupero delle somme non pagate direttamente dal patrimonio del soggetto moroso (art. 642 c.p.c.). Insieme a tale decreto, può essere notificato al debitore anche il precetto, ossia, un ultimo avviso prima di giungere al pignoramento dei suoi beni, concedendo al datore di lavoro 10 giorni per pagare l’importo delle somme rilevate dalle buste paga, gli interessi e le spese legali liquidate in decreto ingiuntivo oltre a quelle inerenti il precetto medesimo (art. 480 c.p.c.).

 

 

Mancato pagamento stipendio: pignoramento beni

Con il procedimento di pignoramento dei beni, il lavoratore può richiedere sempre mediante istanza da parte dell’avvocato, che i beni del debitore siano messi a all’asta o che i crediti del datore di lavoro e dell’azienda che ha verso soggetti terzi siano messi a disposizione e pagati direttamente al lavoratore. Quest’ultima ipotesi, generalmente, è la richiesta perché più veloce e proficua, vista la possibilità di poter recuperare le somme direttamente dai conti bancari del datore di lavoro e della società o dai crediti verso i clienti dell’azienda.

Dopo la fase di pignoramento, si apre sempre un processo di esecuzione che consente la liquidazione delle somme dovute al lavoratore ma non nell’immediato, in quanto ogni processo può protrarsi anche per alcuni mesi.

 

 

Mancato pagamento stipendio: fallimento

Se il pignoramento dei beni del datore di lavoro e della società, non riescono però a coprire le somme dovute al lavoratore, quest’ultimo ha la possibilità di proporre tramite avvocato, un’istanza di fallimento per l’ex datore di lavoro, che gli consenta di essere pagato in extremis, oppure, di consentirgli di accedere all’erogazione dal Fondo di Garanzia dell’INPS per almeno una parte del credito maturato.

Il Fondo di Garanzia istituito presso l’INPS, è una sorta di assicurazione per i lavoratori che copre, ovvero, paga le ultime 3 mensilità ed il TFR in caso di fallimento delle aziende insolventi con i propri dipendenti. Il presupposto per accedere a tale fondo, è che sia stato dichiarato il fallimento dell’azienda e che il lavoratore abbia presentato istanza di ammissione al passivo fallimentare.

 

 

Siti e link di riferimento per: Mancato Pagamento dello Stipendio dimissioni per giusta causa

 

Aggiornato il 6 settembre 2013 15:43

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