Home Restaurant Italia 2017: come si apre, requisiti e legislazione

Come aprire un ristorante a casa tua? Quali sono i requisiti richiesti per l'home restaurant in base alla legislazione in Italia? Serve il modello SCIA?

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L'Home Restaurant in Italia è un fenomeno in piena crescita tanto che ogni anno sono sempre di più i padroni di casa che un po' per gioco, per passione o per arrotondare lo stipendio ed arrivare a fine mese, si trasformano in chef e aprono un ristorante in casa. Anche se l'idea è molto bella e very cool, occorre però tenere sempre a mente, cosa prevede la legge italiana in materia di somministrazione di alimenti e bevande, le autorizzazioni che servono e dal punto di fiscale come dichiarare il ricavo, e se è vero che basta rimanere entro i limiti di 5.000 euro per non essere obbligati ad aprire la Partita IVA.

 

Cos'è l'Home restaurant e come funziona?

L'home restaurant o home food che letteralmente significa ristorante a casa, è un fenomeno che nasce negli Stati Uniti, e più precisamente a New York nel 2006 sul modello cubano delle case particular, e poi diffusosi in Inghilterra nel 2009 ed ora grazie all'espansione della sharing ecomony e i social network, è arrivato anche in Italia. 

Ma che cos'è un ristorante in casa? Diciamo subito che alla base del ristorante a casa tua, c'è innanzitutto la voglia del padrone di casa di trasformarsi in uno chef per una sera ed organizzare una cena privata con persone o viaggiatori che non si conoscono tra di loro. Durante la cena poi ai conviviali si somministrano bevande e un menù ideato per promuovere una cucina tipica locale e tradizionale come succede nel caso dell'Associazione “la Cesarine" nata con il patrocinio del Ministero delle Politiche Agricole, Università e Regioni al fine di tutelare e valorizzare il patrimonio culinario italiano. In questo modello di Home Food, però sia le Cesarine, ossia, nonne mamme e zie sono cookers soci dell'associazione come i loro ospiti. Sottolineiamo proprio quest'ultimo particolare, perché la legge italiana ad oggi non ha previsto ancora una legislazione ad hoc per gli Home Food, anzi secondo il parere del MISE, questi restaurant a casa sono addirittura fuorilegge.

 

Home restaurant 2017 legislazione italiana: cosa dice la legge?

Home restaurant in Italia cosa dice la legge? Il ristorante a casa tua, sebbene sia una bellissima novità di sharing economy si scontra con la Legge Italiana, a causa di un vuoto normativo che tarda ad essere colmato.

Da una parte ci sono molti siti web e social network che propongono, pagando una quota di iscrizione o gratuiti, piattaforme online per far incontrare cookers, ospiti e viaggiatori.

Siti che insegnano e danno consigli su come aprire un home restaurant, su come apparecchiare la tavola e tante idee e ricette da proporre durante la cena.

Dall'altra invece c'è la legislazione italiana che ancora una volta non è pronta ad affrontare tematiche nuove che ormai sono molte diffuse in tutto il territorio.

L'ultimo parere del Ministero dello Sviluppo Economico, arrivato con la Risoluzione n. 50481 Home restaurant avente come oggetto l'Attività di cuoco a domicilio, ha spento di molto gli entusiasmi di tanti italiani che cercavano nell'home food sia un'occasione per stare insieme che di business, paragonando i ristoranti a casa ad una vera e propria somministrazione di bevande e cibo, e quindi soggetta a dure e lunghe procedure burocratiche uguali a quelle che i ristoranti tradizionali, bar e food italiani devono sopperire per aprire un locale a norma.

Domanda della Camera di Commercio al MISE: si chiede come poter configurare l'attività del cuoco a domicilio e se possa essere fatta rientrare in quelle soggette alla SCIA in modo da garantire e verificare i requisiti professionali al fine di tutelare il consumatore mentre chiede di stabilire una procedura adeguata circa l'apertura e la gestione dell'Home Restaurant intesa come attività finalizzata alla preparazione di pranzi e cena nel proprio domicilio ma esercitata solo in alcuni giorni e solo per poche persone che pagano la prestazione. La Camera fa inoltre presente che a tal proposito esistono già home food a Roma e a Milano e in altre città e siti web e piattaforme online dedicate a suddette attività.

Risposta del MISE: Il Ministero nel rispondere alla Camera di Commercio si rifà innanzitutto al fatto che l'attività di somministrazione di alimenti e bevande è regolata dalla legge 25 agosto 1991, n. 287, poi modificata con la legge 26 marzo 2010, n. 59 e s.m.i.., che prevede la distinzione tra attività di somministrazione al pubblico e quella riservata a poche persone e che per somministrazione si deve intendere la vendita di cibi e bevande sul posto che possono essere consumati in locali attrezzati adibiti dall'esercizio o in luoghi aperti al pubblico. Fatta tale premessa, il MISE afferma che le attività di cuoco a domicilio o di home restaurant sebbene esercitate solo in alcuni giorni e per poche persone paganti sono da configurarsi come attività di somministrazione anche se i prodotti vengono consumati in locali privati come la casa, ma comunque attrezzati.

Infine, dal momento che tali attività prevedono il pagamento della prestazione, questa non può configurarsi un’attività libera e pertanto "non assoggettabile ad alcuna previsione normativa tra quelle applicabili ai soggetti che esercitano un’attività di somministrazione di alimenti e bevande".

In conclusione il MISE risponde che l'attività di chef a domicilio e di home restaurant sono soggette alla SCIA o a richiedere l’autorizzazione, ove trattasi di attività svolte in zone tutelate.

 

Siti di home restaurant per far incontrare cookers e ospiti:

Sebbene la nota del MISE definisca i ristoranti a casa, che non si adeguano alla legge italiana, fuorilegge, i siti, i cookers e gli ospiti continuano ancora ad utilizzare siti web home restaurant come se fosse regolare e a norma. Anzi, col fatto che intendono l'home food come un semplice invito a pranzo o a cena nella propria casa con relativa divisione della spesa, affermano convinti che non serve alcuna autorizzazione né la partita IVA in quanto essendo un'attività non continuativa ed occasionale, è sufficiente rimanere sotto i 5.000 euro annui di ricavi per non avere scocciature fiscali.

Attenzione, perché questo, almeno per il momento, non è vero, perché la legislazione in Italia applica all'home restaurant le stesse regole previste per la somministrazione degli alimenti e delle bevande, per cui SCIA e in alcuni casi il piano HACCP, per cui sarebbe bene diffidare da chi afferma che l'home food non è una vera e propria attività, che non ha bisogno di essere dichiarata e basta una ricevuta di prestazione occasionale perché il gioco abbia inizio.

Ricordate quindi che se il cookers organizza a casa una cena tra ospiti paganti trovati su siti specializzati e piattaforme online di home food, è lo chef che non ha i requisiti e fa la cena a commettere l'illecito e non certo il sito o il social network, che memorizza e gestisce le informazioni anche se in realtà dovrebbe provvedere ad inserire condizioni  atte ad evitare la ristorazione abusiva e form specifici dove indicare le informazioni richieste dalla legge italiana come ad esempio la data di presentazione della SCIA, il possesso dei requisiti professionali e sanitari ecc.

 

Come si apre un ristorante a casa? Home restaurant requisiti 2017

Come si apre un ristorante a casa tua? Sulla base del parere del MISE chi vuole aprire un home restaurant deve presentare la SCIA e se l'attività viene svolta 

in zone tutelate, deve avere un piano HACCP, impianti e strutture a norma. Di conseguenza gli adempimenti previsti e i requisiti necessari per dedicarsi all'home food sono:

1) Nuovo modulo unico SCIA, Segnalazione Certificata di Inizio Attività da presentare al Comune in cui si svolge l'attività di home restaurant, nel modello tra l'altro vanno indicati dati come ad esempio l'indirizzo dell'abitazione, i mq, l'eventuale presenza di parcheggi, ecc.
2) Dimostrare di possedere requisiti morali e professionali, come? Dimostrando di aver lavorato per almeno 2 anni negli ultimi 5 nella ristorazione, di avere un diploma inerente all'attività, come per esempio l'alberghiero, oppure, di aver frequentato un corso SAB per la somministrazione di alimenti e bevande.
3) Modulo ComUnica Camera di Commercio obbligatorio se si presenta il modello SCIA che serve ad aprire la partita IVA, posizione INPS e INAIL.
4) Piano Haccp che ha sostituito il vecchio libretto sanitario che serve ad attestare aver imparato a preparare, manipolare e somministrare alimenti e bevande.
5) Requisiti strutturali e funzionali del luogo in cui si svolge l'attività dell'home food, come ad esempio che gli impianti siano a norma, la possibilità di utilizzare la canna fumaria, come vengono trattati i rifiuti e come vengono imballati e conservati gli alimenti.

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